Prime considerazioni sulla legge n. 165 del 2017: questioni nodali e specificità del nuovo sistema elettorale italiano

di Francesca Sgrò – Ricercatrice di Istituzioni di diritto pubblico, Università degli Studi di Milano

ABSTRACT: The essay analyzes the current electoral system, following law no. 165/2017 of the Italian Parliament. The electoral formula is based on a mixed system (proportional and majoritarian) e provides for candidacy of party coalitions. The work offers some reflections about the criteria in place for the election of the candidates within the lists and concludes by suggesting some possible implications for the future government stability.

Particolarità dei sistemi elettorali italiani

La legge n. 165, approvata il 26 ottobre 2017 (c.d. “legge Rosato”), costituisce l’ottavo modello elettorale2 che è stato apprestato nell’ordinamento costituzionale italiano. Nella storia elettorale della Repubblica italiana, infatti, si sono alternati sistemi elettorali che sono stati adottati expressis verbis, cioè in virtù di una legge del Parlamento con la quale i partiti hanno siglato un nuovo e diverso patto sulla rappresentanza politica4, e sistemi elettorali che si sono fondati su formule “di risulta”, che cioè sono stati definiti per effetto delle dichiarazioni di parziale incostituzionalità sancite dalla Corte costituzionale con riferimento alle leggi elettorali previgenti (come accaduto nel 2014 e nel 2017)5. Invero, la particolarità dell’esperienza italiana è riconducibile non solo all’avvicendamento di differenti paradigmi elettorali, che tra l’altro ha avuto una significativa accelerazione negli ultimissimi anni, ma anche ad un’ulteriore specificità, in quanto alcuni dei sistemi che sono entrati effettivamente in vigore di fatto non sono mai stati applicati, cioè non sono mai stati sperimentati in occasione di una tornata elettorale.

Tenendo conto delle imminenti elezioni politiche (che si svolgeranno entro la primavera del 2018), la legge elettorale di ultima approvazione potrebbe quindi interrompere l’anomala successione di sistemi elettorali mai applicati, pur se nominalmente vigenti, che si è avviata nel 2014 quando la sentenza n. 1 della Corte costituzionale ha restituito un sistema pienamente proporzionale per entrambe le Camere e che è proseguita dapprima con l’adozione della legge elettorale n. 52/2015 – concepita nella prospettiva della revisione costituzionale allora in itinere ed inerente all’elezione della sola Camera dei deputati – e poi con la sentenza di parziale annullamento della Consulta (n. 35/2017) che ha ripristinato per entrambi i rami del Parlamento una formula elettorale sostanzialmente omogenea di stampo proporzionale. Si tratta di modelli elettorali che si sono avvicendati in rapida successione per motivi politico-istituzionali differenti, ma che non sono mai stati collaudati e sottoposti alla prova del voto.

Il sistema elettorale inaugurato dalla legge n. 165/2017 testimonia la netta preferenza del legislatore italiano verso formule miste le quali, pur consentendo di coniugare in vario modo le molteplici esigenze legate alla rappresentatività ed alla stabilità governativa, richiedono un’analisi più attenta dei dati tecnici e delle conseguenze della loro commistione, trattandosi di modelli ibridi il cui più autentico valore – elettorale e costituzionale – non è riconducibile ad un paradigma univoco, ma va desunto attraverso la lettura combinata di tutti gli  elementi, tecnici e politici, che connotano quel metodo. Nel verificare la razionalità di un modello elettorale misto occorre, quindi, procedere ad una valutazione di sintesi che coinvolge molteplici piani d’indagine, in quanto – dato il carattere composito della formula – i suoi effetti complessivi non sono sempre di immediata percezione. E’ necessaria un’analisi ponderata dei singoli accorgimenti tecnici ex se considerati e poi valutati in una visione d’insieme, in modo da misurare con esattezza tanto il peso specifico della formula di base, quanto il rilievo che invece assumono i correttivi nell’economia generale dell’attribuzione dei seggi. In tal modo, sarà possibile identificare non solo la capacità proiettiva del sistema elettorale con riguardo alla volontà espressa dagli elettori, ma anche la sua idoneità a rappresentare ed a selezionare i partiti politici. Occorre poi rintracciare il valore “costituzionale” del sistema elettorale, in modo da accertare gli effetti che derivano dall’integrazione di metodi eterogenei con riguardo alla formazione della maggioranza parlamentare ed alle dinamiche che presiedono alla designazione del Governo.

Alla luce dell’approvazione della legge n. 165/2017, si è proceduto ad un esame (seppure in termini generali) esclusivamente diretto ad individuare il significato più autentico della formula adottata, al fine di rintracciare – ove possibile – i nuovi connotati della  rappresentanza politica che tale ultimo modello elettorale mira ad innestare nell’ordinamento italiano. Rinviando ad altri scritti più esaustivi per un commento particolareggiato della legge elettorale, si ritiene opportuno porre qui l’attenzione su alcuni punti nodali che suscitano particolare interesse per le conseguenze di ordine tecnico-giuridico e per l’incidenza sul piano costituzionale che di certo determineranno. Si fa riferimento ad aspetti specifici del nuovo sistema elettorale, alcuni dei quali riguardano singoli dettagli tecnici che appaiono particolarmente complessi ma che sono altamente incidenti sulla ripartizione dei seggi, mentre altri stimolano riflessioni di ordine politicocostituzionale inerenti alle interferenze del metodo elettorale da ultimo adottato sul sistema dei partiti e sulla complessiva forma di governo.

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