Le Nostre Proposte

1. TRATTAMENTO ECONOMICO IN CASO DI MALATTIA: ABROGAZIONE DELLE DISPOSIZIONI CHE
PREVEDONO LA PERDITA DEL TRATTAMENTO ACCESSORIO PER I PRIMI 10 GIORNI DI MALATTIA.

Sulla base dell’art. 71, comma 1, del D.L. 26 giugno 2008, n. 112, quando ci ammaliamo veniamo ingiustamente penalizzati con una assurda perdita del trattamento economico accessorio per i primi 10 giorni di malattia. Con l’effetto che moltissimi dipendenti vanno al lavoro pur malati, per non subire la rilevante trattenuta economica, spesso contagiando – ad esempio con l’influenza – gli altri colleghi in ufficio. Inoltre, la norma viene applicata anche nel caso di ricaduta per la stessa malattia: sicchè, se un collega rientra dalla malattia, ma poi ha una ricaduta per la stessa patologia, anche il giorno successivo al rientro, subisce nuovamente la perdita del trattamento economico accessorio per altri 10 giorni.

2. INCREMENTO MENSILE MINIMO DI € 250,00 E MASSIMO DI € 350,00 PER TUTTI I COMPARTI DEL PUBBLICO IMPIEGO.

Il Governo vuole rinnovare i contratti collettivi con un ridicolo aumento di € 85,00. Aumento che non copre neppure il recupero dell’inflazione (10%, tenuto conto della salita dell’indice dei prezzi al consumo nel periodo del blocco contrattuale, dal 2010 al 2017): recupero dell’inflazione che – già da solo – sarebbe pari ad €199,50.

3. IL TRATTAMENTO ECONOMICO DELLE POSIZIONI ORGANIZZATIVE E DEGLI INCARICHI DI RESPONSABILITÀ NON DEVE GRAVARE SUL FONDO DELLA RETRIBUZIONE ACCESSORIA DI TUTTI I DIPENDENTI, MA SUI SINGOLI BILANCI DELLE AMMINISTRAZIONI.

4. AUMENTARE IL VALORE DEL BUONO PASTO AD € 14,00.

In quanto il valore di € 7.00 è rimasto invariato da tempo immemorabile e ci si paga a malapena un piatto unico.

5. REINTRODUZIONE DELLA VICEDIRIGENZA O INTRODUZIONE DELL’AREA QUADRI.

Per valorizzare il personale dell’area/categoria apicale in possesso di un titolo di studio universitario o che ha superato un concorso per l’accesso all’area/categoria apicale di ciascun comparto.

6. ABOLIZIONE DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE: PERCHÈ IL FONDO NEGOZIALE PERSEO-SIRIO È INUTILE.

In generale, il sostegno che chiedono i sindacati (CGIL, CISL e UIL) ai fondi pensione privati arreca benefici solo ai sindacati stessi, che possono nominare i loro rappresentanti nei Consigli di Amministrazione.

7. INSERIRE UNA QUOTA RILEVANTE DEL SALARIO ACCESSORIO NEL TRATTAMENTO ECONOMICO FONDAMENTALE.

Questo perché la gestione opaca e non meritocratica della retribuzione accessoria, in relazione agli obiettivi dati, crea disparità ingiustificate tra i lavoratori, legate solo ad una gestione delle valutazioni in genere indifferenziata (distribuzione alternata a tutti) o, di contro, non meritocratica, legata ad una gestione discrezionale dei dirigenti.

8. POLIZZE ASSICURATIVE OBBLIGATORIA E FACOLTATIVA PER I DIPENDENTI

Occorre prevedere l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di predisporre una tutela assicurativa e legale per tutti i lavoratori pubblici, tranne ovviamente per i casi di dolo e colpa grave.

Occorre, inoltre, che le amministrazioni pubbliche mettano a disposizione,  tramite gara per la ricerca del contraente che offre la soluzione migliore costi/benefici, una copertura assicurativa volontaria e legale nei casi di colpa grave.

9. RISERVA DELLA MATERIA DISPCIPLINARE ALLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA

Occorre abrogare tutte le disposizioni di legge speciali che regolano la responsabilità ed il procedimento disciplinare specificamente nel pubblico impiego, anche per i dirigenti, e ricondurre alla contrattazione collettiva di ciascun comparto la materia della responsabilità e del procedimento disciplinare. Difatti, non solo la materia disciplinare non è ricompresa tra quelle riservate alla legge dalla legge n. 421/1992 e dall’art. 40, comma 1, del d.lgs. n. 165/2001; ma pure, occorre affermarlo, l’invasione di campo del legislatore nella materia disciplinare è frutto di campagne denigratorie nei confronti dei dipendenti pubblici, che si sono perpetuate anche nell’ultima legislatura, atte a far risaltare sui media i pochi casi – su 3 milioni di dipendenti –  in cui alcuni soggetti vengono meno ai loro doveri.

10. RIFORMA DEGLI ORDINAMENTI PROFESSIONALI

Introduzione di una nuova classificazione del personale, che preveda una progressione economica e funzionale per ciascuna area, tale da consentire il raggiungimento dei livelli economici previsti dallo sviluppo dell’area superiore e funzioni di coordinamento delle professionalità della medesima area di appartenenza. Aggancio del trattamento fondamentale dell’area apicale al trattamento economico della qualifica dirigenziale di seconda fascia.

11. PREVISIONE DI UNA RISERVA DEI POSTI VACANTI CIASCUN ANNO, DA BANDIRE CON CONCORSO INTERNO, PER ASSICURARE LA PROGRESSIONE VERTICALE DEL PERSONALE INTERNO.

Per valorizzare la professionalità del personale interno, prevedendo una procedura selettiva con prove d’esame connesse all’attività lavorativa svolta, più che alle conoscenze teoriche.

12. PUBBLICITÀ INTEGRALE DEGLI ATTI DELLA PROCEDURA E DEI CURRICULA DEI PARTECIPANTI, PER QUANTO RIGUARDA LE PROCEDURE COMPARATIVE PER IL CONFERIMENTO DEGLI INCARICHI DIRIGENZIALI E DELLE POSIZIONI ORGANIZZATIVE

Occorre evitare che i vertici delle amministrazioni pubbliche*, che nominati dai Partiti e/o dagli organi politici, effettuino delle procedure comparative – per l’affidamento degli incarichi dirigenziali o delle posizioni organizzative – illegittime od illecite, con grave sviamento dall’interesse pubblico, per favorire soggetti immeritevoli rispetto agli altri partecipanti, spesso esterni all’Amministrazione procedente, previa affermazione che i dirigenti interni che hanno fatto domanda – sic! – non avrebbero il curriculum necessario, pur essendo dirigenti dei ruoli. Che costringono gli interessati pretermessi a subire (quasi sempre) o a fare costosissimi e defatiganti ricorsi al giudice per far riconoscere l’illegittimità o illiceità – quando l’interno c’è, ma “si fa finta di non vederlo” – della procedura comparativa

In particolare, per gli incarichi dirigenziali a esterni alla P.A., si vedano le seguenti tristemente famigerate disposizioni di legge: art. 19, comma 6, d.lgs. n. 165/2001; art. 110,  d.lgs. n. 267/2000-TUEL; art. 15-septies, d.lgs. n. 502/1992; e norme analoghe nelle Amministrazioni pubbliche, anche fuori dal campo di applicazione del testo unico del Pubblico Impiego, il d.lgs. n. 165/2001).

Ci si riferisce ai molti casi, esaminati dalla giurisprudenza (decisioni sulle controversie sugli incarichi dirigenziali o di posizione organizzativa, sia dei giudici del lavoro che della giurisprudenza amministrativa, per il personale in regime pubblicistico) od esaminare sulla sezione “amministrazione trasparente” di ciascuna P.A. l’elenco dei rilievi formulati dagli organi di controllo sui provvedimenti di conferimento degli incarichi dirigenziali, soprattutto generali.

In particolare, nelle Amministrazioni statali (Presidenza del consiglio dei Ministri e Ministeri), tenuto conto che al controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti non vanno tutti gli atti relativi ai partecipanti alle procedure comparative, ma vanno solo gli atti relativi al “fortunato” partecipante prescelto, con impossibilità per la Corte dei Conti di verificare anche la presenza di decisioni abnormi: occorre stabilire con legge, che l’obbligo di verifica degli atti in sede di controllo preventivo, si estenda anche a tutti gli atti della procedura, con verifica dei curricula, per verificare se vi siano degli esiti o delle scelte abnormi con riferimento ai dirigenti prescelti per ciascun incarico dirigwenziale, soprattutto per gli incarichi dirigenziali generali.

Insomma, si proporrebbe di introdurre – con legge dello Stato – un completo controllo esterno, diffuso e democratico, su tutte le procedure comparative per i “piani alti” delle amministrazioni pubbliche (pubblicità integrale degli atti delle procedure comparative e dei curricula dei partecipanti); ed un controllo interno più incisivo da parte della Corte dei Conti, per la verifica della presenza di  scelte abnormi o non veritiere, con la precisazione che un dirigente dei ruoli (analogamente a un magistrato di ruolo), ha sempre i requisiti per qualunque incarico dirigenziale (ed il magistrato per il passaggio ad altre sezioni, es. da civile a penale o a lavoro ecc.) interno alla sua amministrazione di appartenenza: fermi restando gli esiti della comparazione tra dirigenti interni: ci  sarà quello con un curriculum più specifico, e allora si sceglierà quest’ultimo.

 


*Alti  burocrati scelti dai politici dei Partiti, che svolgono o hanno svolto i seguenti incarichi dirigenziali, o assunto i seguenti incarichi o cariche amministrative o di diretta collaborazione con gli organi di governo o di indirizzo politic-amministrativo: Segretari generali, Capi Dipartimento, Direttori Generali o equiparati (es. Capi Uffici in Presidenza del Consiglio dei Ministri), Direttori Generali di Enti Pubblici e di Agenzie fiscali; Prefetti, Generali, Dirigenti generali di P.S.; Capi Area e dirigenti di strutture di vertice della Autorità indipendenti; altre cariche ed incarichi pubblici decisi da organi composti da soggetti a maggioranza di estrazione politica; dirigenti con incarichi dirigenziali generali; dirigenti in aspettativa per svolgere incarichi nei consigli di amministrazioni, dirigenti interni o esterni che dirigono o hanno diretto strutture di massima dimensione; a parte, poi, e con dei distinguo in relazione alla loro competenza non gestionale (si spera) ma di collaborazione politica, vi sono anche i componenti e collaboratori degli uffici di diretta collaborazione (es., art. 90 TUEL; art. 14, d.lgs. n. 165/2001; specifiche norme e delibere di giunta regionali), ecc.